mercoledì 26 febbraio 2014

Come faccio ad imparare a perdonare?

Da esperienze personali e non,  ho capito che perdonare non è facile, anche se, se siamo cristiane, dovremmo farlo perché la nostra religione ce lo chiede.
Purtroppo però spesso il torto che abbiamo subìto è tale che non ce la facciamo proprio.

Infatti è difficile perdonare chi ci tradisce (marito o amico che sia) , chi ci maltratta, chi ci offende, chi ci ha truffato, chi ci ha tolto il lavoro, chi ci ha procurato danni materiali o morali: la vendetta, la ritorsione, la reazione sono sentimenti che albergano in ognuna di noi e saltano fuori più o meno violentemente a seconda del carattere, del livello di rabbia  e della situazione.

A volte però, soprattutto a causa di un temperamento un po’ focoso, ci facciamo prendere la mano e ci ribelliamo  in modo un po’ troppo esagerato rispetto all’avvenimento, quando invece perdonare sarebbe più semplice e anche conveniente per la nostra salute.
L’atto del perdono infatti produce anche molti vantaggi , ad esempio, riduce lo stress, abbassa la pressione del sangue, aumenta la possibilità di fare amicizie e attivare relazioni più “pulite”,  soprattutto impedisce ai sentimenti ostili di produrre somatizzazioni  quali mal di stomaco, nausea , dolori di testa , ansia.

Vorrei però sottolineare  che perdonare significa decidere di eliminare qualsiasi tipo di risentimento e idee di vendetta, ma non significa dimenticare. Quindi potete perdonare, ma non negare che chi vi ha offeso/aggredito/truffato abbia la  responsabilità dell’atto compiuto, che potrà sempre rimanere come ricordo sgradevole nella vostra testa, ma dovrà essere solo un ricordo e basta.

Per imparare la difficile arte del perdono si possono seguire queste indicazioni:

  • Essere certe di essere state realmente offese/aggredite/truffate , magari chiedendo opinione anche ad eventuali “testimoni” e di non aver male interpretato un certo tipo di evento che non era intenzionale.

  • Fare un profondo esame di coscienza per capire il reale livello della nostra rabbia, cioè per capire se scattiamo come molle al primo,  piccolo,  segno di incomprensione.

  • Cercare di capire se siamo portate a giudicare sempre negativamente le persone, anche prima di averle davvero conosciute o aver interagito con esse.

  • Soffermarci  sui reali vantaggi che la mancanza di perdono ci porterebbe.

  • Rinunciare  ad avere aspettative poco reali  nei confronti degli altri  perché se saranno disattese (com’è probabile)  la rabbia potrebbe avere il sopravvento e non riusciremo  più a perdonare.

  • Valutare  se abbiamo pretese “assurde” tipo che le persone si debbano rapportare con noi solo in un certo modo, o che ci giudichino sempre molto importanti per loro . Se così è ricordiamoci  che ogni pretesa che non trova il desiderato riscontro crea sentimenti di vendetta e ritorsione dai quali invece dobbiamo  liberarci.

  • Cercare di capire quali sono gli aspetti della nostra vita davvero importanti e significativi e che vale la pena difendere e quali sono  invece quelli che , pur dandoci fastidio, non compromettono la nostra esistenza.
  • Provare a pensare se anche noi abbiamo ferito/aggredito/truffato qualcuno e , in caso positivo, a come ci siamo sentite: oggi vorremmo aver avuto  il perdono di quelle persone, giusto?

Per concludere:  talvolta comunque riconciliarsi con qualcuno può essere inappropriato se l’offesa subìta è stata davvero pesantissima, ma ciò non toglie che si può perdonare anche senza dimenticare o riconciliarsi.

Il vero scopo del perdono infatti  è quello di riappropriarsi di nuovo della propria serenità.


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