mercoledì 5 febbraio 2014

Come faccio a continuare a vivere con mio marito senza arrivare alla soppressione

Se facessi una scommessa sulla percentuale di donne che almeno una volta al giorno hanno istinti omicidi verso il loro marito/ compagno/ convivente, la vincerei alla grande : 90%. Il rimanente 10% e' costituito dalle single o dalle neospose.


Ricordo che poco tempo fa ero in giro con la mia socia e abbiamo notato una coppia che usciva da un portone mano nella mano, e camminava guardandosi negli occhi e abbiamo entrambe detto ( ovviamente a bassa voce e tra di noi) " goditela adesso perche’ fra un anno non sarai piu’ in questa condizione". La nostra non era ne' cattiveria, ne' un pronostico o, peggio, un augurio negativo, ma semplicemente il frutto dell' esperienza.
Dopo i primi mesi di idilliaca convivenza, di adorazione del coniuge, di beatitudine al solo vederlo, subentra la realta'. Il lui tanto perfetto e unico si rivela un uomo normale e uguale a tutti gli altri.( questo vale naturalmente anche nei nostri confronti, ma io adesso parlo alle donne non agli  uomini). Per cui ecco che comincia , se e' un disordinato di natura, a mollare per casa dove capita capita calzini e magliette e noi a nostra volta cominciamo a pensare che questo " spogliarello" per casa non e' poi così creativo.... Se invece e' un tipo ordinatissimo, iniziera’ a rincorrere le vostre cose sparse per casa e a pretendere che le teniate rigorosamente a posto, e anche qui voi inizierete a pensare che il suo ordine non e' proprio l’ indice di sicurezza che credevate bensì forse un po’ di maniacalita’. L' arrivo di figli non sempre e' fonte di sola gioia, anzi, passati i primi anni dei pargoli, la prole diventa costante fonte di discussione: per la scuola, per lo sport piu’ adatto, per il tipo di amici con cui permettergli di uscire, per le vacanze ecc ecc. E non dimentichiamo il capitolo amici e parenti.... Nei primi tempi li trovavate tutti simpatici e piacevoli , poi via via nel tempo sempre piu’ invadenti, talvolta maleducati, talaltra noiosi.
E via cosi, fino ad arrivare, dopo alcune decine di anni di questi e altri comportamenti, alla situazione attuale. Non lo sopportate piu’, ma non volete arrivare al divorzio, ambite solo ad una convivenza che non vi faccia venire il nervoso un giorno sì e l ‘altro pure, soprattutto se lui ha smesso di lavorare e di conseguenza vi ciondola molto piu’ spesso attorno.
Non essendo contemplato l' omicidio ne’ la segregazione totale dell’ individuo in questione, non vi resta che una sola strategia: stendere e condividere con lui ( se necessario, per farvi ascoltare e non solo sentire legatelo ad una sedia lontano da cellulare , pc, ipad e tv)  una serie di regole di vita quotidiana cui attenervi scrupolosamente, con il patto di sangue che dovranno essere tassativamente seguite ed eseguite alla lettera da ENTRAMBI. Sottolineo entrambi perche’ la stesura dell ‘elenco non puo’ e non deve prevedere solo le vostre esigenze, comodita’ ed abitudini, ma anche quelle di vostro marito , altrimenti la situazione diventa vessatoria e dittatoriale, mentre , come si sa il matrimonio significa compromesso e tolleranza. Dite che avete finito la scorta? Ma avete provato a soffermarvi per qualche istante a pensare a quante cose anche  voi fate che disturbano, innervosiscono, irritano vostro marito? No? Beh lasciatemelo dire senza offesa: anche noi non siamo le vittime che spesso vogliamo far credere! Certo probabilmente non viviamo attaccate alla tv da mane a sera, siamo piu’ attente alla nostra cura personale ( spesso pero, ammettiamolo, per pura vanita’, non per solo senso di pulizia), non riteniamo prioritario discutere di sport rispetto al motivo per cui si dovrebbe cambiare casa, ma anche noi spesso, ad esempio, siamo bravissime a farlo sentire in colpa senza spiegare il motivo del nostro dolore, sappiamo come gli diano fastidio certi nostri atteggiamenti e ce ne infischiamo allegramente continuando come se niente fosse, pretendiamo di essere corteggiate, adulate, ammirate anche se giriamo per casa sempre in ciabatte e senza ombra di trucco.
Quindi io credo proprio che quando si arriva al punto in cui scatta la voglia omicida, si debba riprendere in mano il cammino costruito e vederne i vantaggi, le cose belle, i momenti sereni e, se e' ancora possibile, cercare di ricreare quanto nel tempo e' andato perduto o forse si e' solo sopito. Se tutto cio' diventa impossibile, allora bisogna rassegnarsi e divorziare, con buona pace di entrambe le parti. Amen.


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