lunedì 10 febbraio 2014

Come fare per non perdere la calma

Credo che oggi sia quasi impossibile non perdere la calma ogni 5 minuti.
Se guido l’auto , ogni 3 secondi qualcuno mi taglia la strada, mi suona se non sono più che veloce a scattare in avanti appena il semaforo diventa verde, mi sorpassa da destra, mi frega il parcheggio.

Se entro in un negozio, nove volte su dieci (sarò sfigata…?)  davanti a me c’è sempre qualcuno che , al contrario di me, ha tempo da perdere e si dilunga in spiegazioni non richieste con la commessa.

Se viaggio, fatalmente il treno o l’aereo è in ritardo.

Se  entro al ristorante – e ho notato che più lussuoso è più la cosa si fa lunga – sono costretta ad aspettare ore tra una portata e l’altra.

 Se sono in riunione il cellulare – che puntualmente ogni volta  dimentico di spegnere – squilla nel momento meno adatto (e non è MAI una chiamata di lavoro). 

Se rientro a casa prima di mio marito scopro che io  mi sono dimenticata di comprare un ingrediente fondamentale per la cena che volevo preparare. 

Se rientro a casa dopo mio marito scopro che lui si è dimenticato di comprare un ingrediente fondamentale per la cena che volevo preparasse.

Insomma direi che la mia vita – come quella di tutti – è piena di occasioni in cui perdere la calma è facilissimo, figuriamoci poi se una, come me, già di carattere non è proprio una mammoletta………..
Ma ho imparato, anzi sto ancora imparando, che questo modo di affrontare le cose e le situazioni non le risolve mentre invece , come scrivono sulle sigarette, nuoce gravemente alla salute (non solo fisica) e sono corsa ai ripari. Come?

  • Imparando a contare fino a 10 prima di dar sfogo ai miei istinti omicidi. Sì esattamente come si diceva una volta. Solo che quando me lo dicevano pensavo fosse un modo di dire, invece non è così: contando lentamente fino a 10 il respiro rallenta, l’adrenalina scende e la mente ritorna un po’ più lucida.

  • Partecipando a corsi di yoga e tai chi. Entrambe le discipline insegnano la respirazione e l’autocontrollo

  • Stingendo forte i pugni (ho le unghie corte) prima di rispondere o reagire. Anche in questo modo scarico la mia rabbia senza aggredire né a parole né fisicamente l’altra persona
  • Cambiando la direzione del mio sguardo, cioè distolgo gli occhi da chi mi sta facendo arrabbiare e cerco di guardare da un’altra parte in modo da condizionare il mio cervello a non focalizzarsi sulla situazione che mi crea rabbia.
  • Spostandomi fisicamente o dalla posizione in cui sono (seduta-in piedi- lontano-vicino) oppure spostando direzione (più avanti, più indietro, di lato ) in modo, ancora una volta, da modificare il messaggio rabbioso che mando  al mio cervello
  • Mi sono esercitata e mi esercito tutti i giorni per 5 minuti a non alzare la voce nelle situazioni sgradevoli e siccome questo mi provoca ovviamente frustrazione perché mantiene compressa la mia rabbia, ogni settimana cerco un posto isolato, dove non disturbo nessuno e….canto davvero  a squarciagola buttando fuori in questo modo tutta la tensione accumulata nel tempo.
  • Infine cerco di pensare in modo positivo e di non vedere in ogni piccolo intoppo un problema insormontabile. Ho scoperto sulla mia pelle che se faccio una tragedia di una cosa tutto sommato insignificante, quella cosa ingigantisce per davvero creandomi rabbia e ansia, mentre se la guardo nella giusta prospettiva, mi rendo conto che, in confronto a situazioni molto più gravi , non vale davvero la pena prendersela.

Voglio infine raccontarvi un episodio che mi hanno raccontato  e che riguarda mio padre . Quando io ero piccolissima lui aveva un’auto con la guida a destra. Un giorno d’estate , in città,  ha tagliato la strada a un altro automobilista  e dopo pochi metri si è ritrovato fermo  al semaforo con la macchina affiancata a lui, che aveva la guida a sinistra, quindi i rispettivi posti di guida erano vicini ed  entrambe le vetture avevano i finestrini abbassati per il caldo. L’altro automobilista ha, ovviamente, iniziato a insultare mio padre che non faceva una piega. Guardava dritto davanti a sé senza muovere un muscolo, ricevendo gli insulti più irripetibili. Allo scattare del verde, un secondo prima di ripartire, si è girato verso il conducente dell’altra auto e con voce soave gli ha detto “sei cattivo, cattivo, cattivo” e poi è schizzato via. L’altro, che certo non si aspettava una reazione simile, è rimasto inchiodato al semaforo dallo stupore.

Divertimento a parte, credo davvero che l’atteggiamento di mio padre sia stato premiante: non solo perché ha dimostrato educazione non reagendo con altrettanti insulti che avrebbero potuto degenerare in una rissa, ma soprattutto perché ha saputo ironizzare e sdrammatizzare la situazione.




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