mercoledì 19 febbraio 2014

La violenza sulle donne

Mi è capitato di leggere su internet un articolo  di Leggo edizione romana, di lunedì 25 Novembre 2013,  che riporto quasi integralmente :

ROMA - Un elenco di nomi che arriva fino al numero 128. A poco più di un mese dalla fine dell'anno, tante sono le donne uccise nel 2013. Le loro storie spesso si assomigliano, vittime di mariti, fidanzati, compagni e ex. Una violenza che si sviluppa quasi sempre all'interno delle mura domestiche. Una vergognosa e macabra conta con una rapida escalation: ad agosto risultavano un'ottantina di casi e le richieste di aiuto di donne vittime di stalking al numero attivato da Telefono Rosa sono aumentate nei primi sei mesi del 2013 di circa il 10%. CHI È L'UOMO NERO. L'autore è nel 48% dei casi il marito, nel 12% il convivente nel 23% l'ex; si tratta poi di un uomo tra i 35 e i 54 anni nel 61% dei casi, di un impiegato nel 21%, e di una persona istruita (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea). Il persecutore non fa poi in genere uso di alcol e di droghe (63%). Anche il profilo della donna-vittima descrive una persona piuttosto normale: una donna di età compresa fra i 35 e 54 anni, con la licenza media superiore nel 53% e la laurea nel 22%. Percentuali e numeri amplificati da altri numeri.

Devo dire che i dati che ho letto mi hanno impressionato molto e mi chiedo  di quanto aumenteranno nel 2014…….
Quello che soprattutto  mi domando però  è il perché molte donne non si ribellano subito. Se , come dice l’articolo, la donna-vittima è una persona normale, matura, normalmente colta, non capisco perché deve sottomettersi alla violenza , che spessissimo sfocia nel delitto, da parte di un uomo.
Capirei se si trattasse di donne molto giovani o ignoranti , quindi facilmente plagiabili, ma come è possibile che in nome di un amore – che ovviamente amore non è – ci si riduca al punto da essere ammazzate?

Eppure io credo che i segnali ci siano, che ogni donna possa, con un po’ di attenzione, capire se ha accanto un mostro .

Ad esempio credo sia  molto significativo il comportamento che l’uomo ha con la propria madre (prima figura femminile di riferimento). Se  non la rispetta, se non la frequenta, se ne parla male, è chiaro che ha un problema con le donne e prima o poi lo  manifesterà, magari, appunto, con la violenza.

Se dopo i primi mesi della relazione inizia ad avere scatti di collera spesso per futili motivi, se deride e mette in ridicolo la compagna con gli amici, se cerca di isolarla impedendole di frequentare le sue amiche o, peggio, la sua famiglia, se dichiara che non vuole che lei continui a lavorare “perché l’uomo sono io e io provvedo a te”, forse significa che è potenzialmente un violento.

O ancora: se  racconta che da piccolo vedeva il padre picchiare la madre, se quando è in un contesto sociale è carino con tutti, ma ignora di proposito la compagna, se nel privato la insulta, la denigra e poi nega di averlo fatto, se è geloso di tutti e di tutto, se è   ossessivamente attento a tutto quello che fa la compagna, se  al minimo segno di autonomia  cerca immediatamente di bloccarla con frasi tipo “tanto non sarai mai capace” o “ma chi ti credi di essere”, molto facilmente credo sia un uomo che può diventare velocemente  pericoloso.

Tutti questi comportamenti  mi sembrano abbastanza individuabili e quindi appena ne appaiono anche solo due, io credo che si dovrebbe troncare subito la relazione, senza cadere nel tranello “col mio amore, con la mia pazienza posso farlo cambiare” convincendosi  invece che il suo non è assolutamente amore per noi. 

Bisognerebbe  cioè capire  che sono persone malate,  con forti pulsioni distruttive  e la capacità camaleontica di cambiare  repentinamente in meglio appena si accorgono che la compagna si  sta allontanando per poi, appena riacciuffata, ricominciare peggio di prima.

 Da tutto quello che vedo in tv e leggo sui giornali e su Internet  mi rendo conto che questi esseri (non li definisco neppure uomini perché non li ritengo  degni di questa parola) al primo contatto sembrano sempre persone normali è dopo che si rivelano in tutta la loro violenza ed è per questo che insisto sull’attenzione ai segnali.

Mi sono purtroppo resa conto  che molte  delle donne che  non sono riuscite ad accorgersi in tempo di chi avevano accanto e si ritrovano  un marito violento sono portate a nascondere la situazione, a sminuirla  e a vergognarsene  perché temono di non essere credute  o giudicate male e sono convinta soprattutto che ciò avvenga anche  perché nonostante se ne parli tanto, la Società fa comunque molto poco per far loro capire che non sono sole e che quello che affermerebbero, se avessero il coraggio di parlare, sarebbe preso in seria considerazione .  Anche lo Stato, la Magistratura e i Media cosa fanno? Poco o niente (spesso la Magistratura non dà  neppure seguito alla denuncia) salvo incarcerare l’assassino e poi lasciarlo uscire di prigione “per buona condotta” dopo un anno o giù di lì e i Media ne parlano con clamore solo a delitto avvenuto. Purtroppo sappiamo tutti che in Italia non c’è certezza della pena e quindi i violenti  fanno buon uso di questo malcostume.

Per fortuna  ci sono  i Centri Antiviolenza e le Case delle Donne  ma  la loro esistenza non viene comunicata in modo sufficiente e capillare  (chi di voi sa esattamente  qual'è il numero di telefono di un Centro? Però sappiamo tutti i numeri della Polizia, dei Vigili, dei Pompieri....)  in confronto ai tantissimi altri messaggi pubblicitari  molto meno utili e, soprattutto, va tenuto presente che sono realtà gestite da volontari, con tutti i limiti di budget che ciò comporta. 

Oso immaginare però che una donna possa avere  comunque una via di uscita , se:
                                          
  • ammette  prima di tutto con sé stessa di essere una vittima
  • ammette con sé stessa che lei ha  valore, dignità e forza e che questo le è stato tolto per pura cattiveria (non certo per amore )
  • decide che non è più possibile (né giusto) sopportare oltre la situazione
  • riesce a procurarsi una fonte di sostegno economico indipendente dal marito/compagno
  • si decide  a rivolgersi a un Centro Antiviolenza


Per mia enorme fortuna non ho mai avuto un rapporto con un uomo violento, quindi chiedo scusa se  pensate che io abbia scritto cose superficiali o sbagliate, ma lo scopo non era quello di dare o meno consigli o giudizi, ma solo quello di fare sentire anche la mia voce di donna.



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