martedì 4 marzo 2014

Come faccio a rilassarmi se sono in preda all’ansia?

Di fronte ad un attacco di ansia spesso è impossibile riuscire a rilassarsi, a non avere paura, a non irrigidirsi.

Personalmente ricordo ancora (sono passati 30 anni!!) con terrore il mio primo attacco: ero dal parrucchiere , tranquilla (almeno credevo di esserlo) e pacifica quando inaspettatamente ho cominciato a sudare freddo, avere il cuore a mille, la testa che  girava, una sensazione orribile di peso sui polmoni come se ci si fosse seduto un elefante che mi impediva di “tirare il fiato” e un progressivo , allarmante irrigidimento di tutti i muscoli a cominciare dalle mani per finire al viso. E non riuscivo assolutamente a controllarmi! Il parrucchiere si è spaventato e ha chiamato un’ambulanza. Mi hanno portato  al Pronto Soccorso dove un medico ha capito immediatamente di cosa si trattava, (ansia)  mi ha fatto una puntura di Valium e il tutto è passato. Ma solo fisicamente, perché da quel momento ho iniziato a vivere con la paura dell’attacco successivo, che puntualmente si ripresentava, ma senza un fattore scatenante. Cioè  gli attacchi non mi venivano se ero sotto pressione o preoccupata, mi venivano appena “mollavo” , cioè appena l’adrenalina scendeva. Ho passato , in questo stato , 5 anni che non auguro a nessuno, finchè non mi sono decisa ad attivarmi nel modo che vi descrivo e che spero vi possa essere utile quanto lo è stato per me allora.

Sono andata da uno psicoterapeuta, ma in contemporanea  (senza aspettare che me lo dicesse lui) ho anche:

  • cercato e trovato qual è la funzione dell’ansia sul nostro cervello: in pratica , quando avvertiamo tutti i sintomi è come se il nostro cervello ci mandasse un segnale che qualcosa non funziona, non tanto a livello fisico, quanto su quello emozionale. (nel mio caso riguardava ad esempio un fidanzato che mi stava rendendo la vita impossibile, ma io non me ne rendevo conto)

  • Compreso questo, ho accettato di avere degli attacchi d’ansia, quindi non li “aspettavo” più con terrore, ma con rassegnazione (“ho un attacco, adesso respiro a fondo, lo dico agli altri e presto passerà così com’è venuto”) e soprattutto ho accettato di non reagire, ma di assecondarla.

  • Ogni volta che mi prendeva un attacco cercavo di non dargli peso e di continuare a fare quello di cui mi stavo occupando aiutandomi con la respirazione “controllata” e cioè non forzando l’aria ad entrare; questo mi aiutava molto a combattere la sensazione di dover scappare perché avvertivo che  c’era un pericolo, ma non sapevo identificarlo.

  • Ho cercato qualche passatempo (lavoro a parte) che mi distraesse e soprattutto che mi piacesse. Con la mente totalmente occupata da cose piacevoli, non avevo tempo per sottostare all’ansia.

  • Ho aumentato le sedute in palestra, perché mi sono resa conto che il movimento fisico mi faceva  stare bene e mi evitava gli attacchi di ansia (non so il motivo scientifico, ma so che funzionava)

  • Ho smesso di bere caffè, tè  e coca cola perché contenendo caffeina e teina fungevano, per me, da eccitanti e quindi mi predisponevano maggiormente agli attacchi di ansia. (oggi li bevo tranquillamente tutti).
  • Ho parlato del mio problema con tutti quelli che mi venivano a tiro e ho scoperto di non essere la sola, ma che c’era un mucchio di gente che soffriva come me: mal comune mezzo gaudio, perché solo il fatto di non sentirmi diversa dagli altri mi ha aiutato non poco a mandare via quella brutta bestia.


Oggi , grazie a Dio, a me e al mio terapeuta  non ho più nulla anche se certamente  la vita non mi sorride particolarmente, ma ho imparato a conoscermi , ad accettare e a sconfiggere le mie paure.





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