mercoledì 9 aprile 2014

Perché dovrei andare in psicoterapia?

Ebbene sì, anch’io faccio parte di quella schiera di persone che sono approdate sul divano di un terapeuta e vi voglio raccontare com’è andata. Magari a qualcuna di voi  questa mia esperienza può essere utile.

Facevo una vita stressante, ma non più di tante altre persone, avevo una relazione sentimentale poco appagante, ma non drammatica, la mia situazione finanziaria era un po’ precaria, ma potevo vivere comunque abbastanza tranquilla  quindi posso dire che la mia esistenza era normale.

Quindi dopo alcuni mesi in cui avevo delle improvvise (e per me ingiustificate) tachicardie, senso di oppressione al petto, improvviso formicolio alle mani e una sensazione di non riuscire più a concentrarmi e a fermare il pensiero, ho deciso che……. si trattava di un problema cardiaco!

E’ già subito evidente come io negassi assolutamente la possibilità di avere qualcosa a livello psicologico che mi faceva stare male,  perché ero convinta, come purtroppo ancora molti oggi, che dallo psicanalista, dallo psichiatra , dallo psicoterapeuta o dallo psicologo ci andasse solo la gente fuori di melone e la mia esistenza non si prestava ad avere  questa  patologia.
Non avevo mai dato fuori di matto, non  avevo le allucinazioni, non mi credevo Giuseppina Bonaparte: semplicemente  - si fa per dire – spesso stavo davvero male senza ragione apparente  e con sintomi e sensazione di imminente morte che mi spaventavano.

Naturalmente il cardiologo dopo avermi visitata mi ha riferito quello che già sospettavo: ero sanissima e il mio cuore non aveva alcun difetto (se non quello di essere troppo facile all’innamoramento, ma questa è un’altra storia) per cui, vista la tipologia di disturbi che lamentavo, mi ha consigliato di andare da uno specialista , quindi, appunto da un terapeuta.

Non convinta, sempre forte del fatto che non mi sentivo pazza né malata di mente, ho pensato (nella mia presunzione) che il cardiologo si fosse sbagliato e avesse voluto dire un neurologo, quindi ne ho cercato uno e  ci sono andata. Quando mi ha incontrata  ed ha ascoltato  la descrizione dei miei disturbi, mi ha guardato come se fossi scema e mi ha detto che quello non era il suo campo: lui si occupava di problemi di tutt’altro genere, e anche lui mi ha consigliato uno psicoterapeuta.

Dopo aver sentito i pareri di tutti gli amici e i parenti (e ognuno diceva la sua per cui alla fine nessuno mi ha convinta)  mi sono arresa e ho preso la grande decisione: ho contattato uno dei medici che mi avevano consigliato e ho preso un appuntamento. 

Il giorno dell’incontro sono arrivata 40 minuti prima, minuti che ho passato passeggiando sotto il suo portone e continuandomi a ripetere “adesso salgo” e poi subito dopo “no mollo e me ne vado, non è vero che ne ho bisogno”. Finalmente (mi facevano male i piedi dal gran camminare) ho deciso e sono salita. Tremavo come una foglia, avevo la bocca secca e la mente vuota , ma soprattutto avevo paura. 
Di cosa? Di quello che il dottore mi avrebbe detto, di quanto mi sarebbe costato, di cosa avrebbe pensato di me. 
Ebbene, non è successo niente di quello che temevo. 

Mi ha aperto la porta un signore gentilissimo , senza camice bianco, che mi ha fatto entrare in uno studio molto accogliente e con voce tranquilla e calma (che mi ha messo immediatamente a mio agio)  e mi ha chiesto il motivo della mia visita. E sapete io che cosa ho risposto? “sto male, malissimo, ma sono certa che sia un disturbo fisico e non psicologico “ (negare la verità fino alla morte. Giusto?) e lui di rimando “e allora perché è venuta da me”

Colpita e affondata al primo colpo! Cosa avrei potuto dirgli? Perché lei è un bell'uomo ? Perché non avevo di meglio da fare? Perché ho sbagliato porta? Ovvio che no. Quindi ho iniziato a spiegargli – sicurissima che non avrebbe capito – che ogni tanto mi veniva questa folle  certezza che sarei morta di lì a poco e che altre volte invece avevo paura di uscire di casa per il timore di sentirmi male in mezzo a sconosciuti.

Con mia grande sorpresa lui ha annuito e mi ha detto: “lei non è malata fisicamente e nemmeno mentalmente, ha solo bisogno di  un aiuto e supporto psicologico per riuscire a capire cosa vogliono  comunicarle il suo corpo e il suo cervello che oggi  si sentono a disagio”

Solo all’idea di essere stata capita mi sono sentita subito meglio e ho accettato di fare alcune sedute di prova. (per quanto riguarda il mio timore di pagare cifre esorbitanti ho scoperto che era del tutto infondato: una seduta mi costava più o meno come quello che pagavo per andare a farmi fare i colpi di sole, quindi niente di inaccessibile) . 

La prima è stata un disastro: seduta davanti a lui non sapevo cosa dire, dove guardare, avevo la mente totalmente vuota, e mi sentivo imbarazzatissima. Lui si è limitato a dirmi “mi vuole raccontare com’è la sua giornata”? e mi ha, ancora una volta, spiazzata, perché io ero convinta che mi chiedesse che tipi erano i miei genitori, com’era la mia vita sessuale, se avevo strane fobie o manie…e invece la sua domanda era di una semplicità  quasi vergognosa per la facilità di risposta.

E’ iniziato così il mio viaggio nel mio inconscio, senza traumi, né angosce, e si è protratto per un paio d’anni durante i quali  ho  avuto modo di capire molte cose di me stessa e di migliorarle. Non ho cambiato niente, né carattere, né abitudini, ho semplicemente imparato ad accettarmi così come ero,  e sono riuscita a cancellare e non avere mai più quelle che – oggi lo so – erano delle crisi di ansia e di panico..

A questo proposito vorrei raccontarvi un aneddoto : due amici si incontrano per strada e uno dice all’altro “come stai? Ti vedo un po’ abbacchiato” e l’altro risponde “ beh sai sto bene, ma ho un grosso problema: tutte le volte che incontro qualcuno , mi emoziono e mi faccio la pipì addosso. Tu capisci che è oltremodo imbarazzante e spiacevole e mi crea ansia, per cui esco pochissimo”. Al che il primo ribatte “forse è meglio se ti fai vedere da un terapeuta”, poi lo saluta e se ne va.  Un anno dopo i due si incontrano di nuovo e l’uno chiede all’altro “come va? Sei poi andato dal terapeuta per quel tuo problema? L’hai risolto?” e l’altro gli risponde “ sì sto bene e ci sono andato. Per quanto riguarda il mio problema, mi faccio ancora la pipì addosso, solo che adesso non me ne importa più niente”. Capito? Questo è il risultato della psicoterapia: far emergere e  accettare i propri limiti e le proprie paure per poterle dominare.


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