venerdì 18 aprile 2014

Questa casa non è un albergo!!!!

Praticamente da quasi  tutte le donne che conosco e che  “tengono famiglia” ho sentito dire questa frase e io stessa l’ho ripetuta più volte.

Prima di arrivare a pronunciarla però, di solito si attraversano varie fasi:


Appena sposate o ad inizio convivenza, siamo più che felici e disponibili a prenderci cura del nostro compagno, tenergli in ordine il guardaroba, preparargli pranzetti succulenti, invitare i suoi amici a vedere la partita , ospitare per qualche week end i  suoi nipotini o il figlio della prima moglie. Tutto bello, tutto piacevole, tutto armonioso, tanto che ci si chiede perché tante donne si lamentano. A noi sembra tutto così ovvio! Abbiamo trovato l’uomo dei nostri sogni e siamo entrate pienamente nella modalità “donna sposata” (che poi sia solo una convivenza senza l’anello al dito, non fa alcuna differenza)

Dopo circa 4 anni, abbiamo imparato a bilanciare i nostri impegni lavorativi con la nostra vita privata (cioè le esigenze del nostro amato bene e le abitudini che gli abbiamo dato e che ormai sono praticamente consolidate), a costo di non pochi sacrifici e di corse pazzesche contro il tempo e siamo un pochino meno felici, solo un pochino intendiamoci, perché ci piace ancora vederlo uscire la mattina con i vestiti a posto senza bottoni penzolanti o macchie sulla cravatta, accogliamo ancora volentieri i suoi rumorosi amici, magari siamo passate dai piatti cucinati a quelli già pronti, ma sempre con un occhio molto attento alla qualità di quello che compriamo. Forse abbiamo anche messo al mondo un  figlio e quindi il nostro impegno di “donna sposata” è ulteriormente aumentato, ma cosa c’è di più bello che avere un frugoletto che gira per casa rompendo tutto quello che trova, mettendosi in bocca qualsiasi schifezza, facendosi tagli e botte che necessitano una corsa al pronto Soccorso un giorno sì e uno no, con relativo spavento? In fondo la famiglia ci tiene vivo il cervello , no?


Poi, un bel giorno, dopo circa 10 anni   ecco che il velo (o la fetta di salame) che avevamo davanti agli occhi si alza: una mattina nella quale ci svegliamo più stanche del solito mentre ci laviamo sotto la doccia ecco che improvvisamente ci rendiamo conto di quante cose ci sono state chieste e ancora ci vengono chieste dalla nostra famiglia e scopriamo con raccapriccio che le “consolidate” abitudini, sono diventate veri e propri doveri, che tutti ormai danno per scontata la nostra disponibilità (anzi, non ci ritengono disponibili, ma a disposizione,  il che è ben diverso), che non siamo più in modalità “donna sposata”, bensi in quella “cameriera, infermiera, cuoca, segretaria, guardarobiera, autista, tuttofare” oltre naturalmente a moglie e madre.

Finalmente ci rendiamo conto che il nostro compagno di vita oramai non ci avverte nemmeno più se la sera  fa tardi al lavoro (se è proprio molto gentile e molto attento verso di noi ci dirà “tu mangia”) e si aspetta ovviamente che al suo arrivo – anche se sono le 22 – la tavola sia ancora apparecchiata, un piatto ben cucinato sia pronto e solo da riscaldare, guardandosi bene, una volta finito, di  mettere i piatti in lavastoviglie. Li molla nel lavandino (così, dice lui, “ si sciacquano”) lasciando a noi il compito, la mattina dopo quando ci alziamo, di rigovernare. 

Ma non solo: ha preso la fantastica abitudine di chiamarci (alcuni addirittura si presentano all’uscio senza neppure avvertirci prima) per dire  “tra mezzora sarò a casa e porto con me X, Y, e Z che stasera sono soli e non sanno dove cenare”. Infatti i ristoranti non esistono……e noi siamo Superwoman che riusciamo dopo una giornata da incubo sul lavoro (ormai con i tempi che corrono chi non ha giornate da incubo ?) a preparare un primo/secondo/contorno/dolce , per 4 persone in meno di mezzora. Ovvio no?


E non è finita: il nostro fantastico uomo non si cura più (ma l’ha mai fatto???) di lasciare i suoi vestiti quando si spoglia la sera, su una sedia e di mettere nel cesto della biancheria sporca le sue mutande –calzini-maglietta?
Ma noooo! Lui fa lo spogliarello: un calzino in salotto, l’altro in camera, la camicia in bagno e la cravatta sulla maniglia della finestra e le scarpe? Una in cucina e l’altra nascosta non si sa bene dove. E chi , la mattina, fa la caccia al tesoro per radunare tutto e, soprattutto trovare velocemente la scarpa sparita perché i di lui urli (“ho fretta, possibile che in questa casa non si trovi mai niente?”) si sentono fino in portineria? Ma noi, ovviamente!!!

E ancora: noi passiamo ore a cercare di mettere a posto vestiti, golf ecc e lui cosa fa? Se per esempio prende un golfino , non alza la pila e lo tira fuori: no!!! Lo arraffa dalla pila e fa ovviamente crollare tutti gli altri costruendo così un bel mucchio  che poi noi dovremo mettere a posto, per non sentirci dire, la prossima volta “possibile che io non riesca mai ad avere i miei golf messi in modo tale da  permettermi di trovare subito quello che cerco”?

Pensate sia finita qui? Sbagliate di grosso. Se abbiamo  il famoso bimbo di cui parlavo prima, sarà  ormai diventato adolescente, e  sapremo perfettamente che anche per lui noi non siamo  più “la mamma”, bensi’ siamo diventate “la rompi” e anche lui , a perfetta imitazione del padre, mangia quando gli fa più comodo, porta a casa orde di amici di solito maleducati e chiassosi che sporcano ovunque e saccheggiano il frigorifero, molla magliette e jeans sporchi in giro per casa. ( e qui è anche un po' colpa nostra, lasciatemelo dire, perchè il figlio lo abbiamo tirato su noi e avremmo potuto insegnargli un paio di cosette...  no?)

Infine, cosa davvero fastidiosa, se per caso un giorno non ci sentiamo bene, siamo particolarmente stanche, o nervose e dimentichiamo di fare qualcosa nei tempi e nei modi ormai dati per scontati, apriti cielo! Sembrerà la fine del mondo, i lamenti e le proteste si eleveranno fortissime e riusciranno a farci venire un senso di colpa gigantesco, e questo si ripeterà costantemente nei prossimi anni.

Ecco quindi che quel famoso giorno in cui sotto la doccia staremo  ripensando alla nostra vita famigliare,  dal profondo della nostra anima, del nostro cuore, del nostro cervello e della nostra gola, finalmente, troveremo il coraggio e la forza di radunare i nostri cari e di urlare a pieni polmoni:

                    “QUESTA CASA NON E’ UN ALBERGO”! 

Forse ci guarderanno stupiti , forse penseranno che siamo ammattite, forse non otterremo alcun risultato, ma almeno sarà stato un urlo catartico.



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