giovedì 15 maggio 2014

Come sopportare una donna disordinata

Ho conosciuto donne  che  erano “affette” da  vari tipi di disordine: quello mentale (di cui non ho intenzione di parlare); quello fisico (che io definisco anche sciatteria), quello lavorativo e quello casalingo.

Io sono una persona ordinatissima addirittura gli amici mi prendono in giro perché dicono che ho una perversione: adoro mettere a posto armadi, scrivanie , cassetti, non solo miei, ma di chiunque perché  ho l’ordine nel  DNA… .  Quindi, ovviamente , quando ho a che fare con donne totalmente diverse da me, le osservo attentamente per capire come interagire con loro.

Ammesso che a qualcuno possano interessare, queste sono le mie considerazioni:

le donne disordinate fisicamente sono persone che amano poco sé stesse, perché un conto è essere “casual” , un conto è essere sciatta . Le donne di questo tipo che ho incontrato avevano i capelli di un colore poco definito e un  taglio improbabile, erano vestite in qualche modo palesemente senza alcuna velleità non di dico di eleganza, ma neppure di  attenzione, spesso con le unghie con lo smalto sbeccato (orrore!!!). Di trucco, naturalmente, nemmeno l’ombra. Io non dico che una donna debba essere sempre fresca di trucco e parrucco, dico solo che si può essere curate anche  senza essere ricche, indossare vestiti firmati o uscite da un parrucchiere di grido. In ogni cosa c’è la giusta misura, secondo me, quindi un minimo di abito con una forma precisa e definita (che poi siano pantaloni, vestiti o gonne poco importa) , i capelli lucidi e ben  pettinati , le unghie corte e senza tracce di vecchio smalto possono essere adottati da qualsiasi donna. Eppure se mi guardo intorno vedo più donne sciatte che donne curate….

Soluzione: se le conosco e ho una certa confidenza, suggerisco loro di modificare un po’ le loro abitudini dando un pochino più di spazio alla cura del loro aspetto; se invece non le conosco bene, ma le frequento (magari per lavoro) ho visto che la miglior tattica è quella del buon esempio. Ho infatti capito che senza dire una parola, se mi presento sempre curata e a posto, dopo qualche tempo anche la più indifferente alla cura di sé stessa inizia a cambiare…..Potere dell’emulazione!!!!



le donne disordinate sul lavoro, invece, sono di solito piuttosto creative e il loro disordine è  dovuto più che altro al fatto che si concentrano sul come raggiungere certi risultati piuttosto che sull’apparenza. Certo la loro scrivania non è un modello di ordine, i loro appunti non sono facilmente comprensibili se non a loro stesse, la puntualità in gran parte dei casi non è una loro prerogativa, ma tutte sanno risolvere brillantemente un problema senza farsi distrarre da ”mene” di catalogazione, schedatura, organizzazione esasperata (come le mie) . E’ vero però che lavorare con loro può essere un po’  difficile.

Soluzione: adattarsi e cercare un modus vivendi.. Questo permetterà di instaurare un bel rapporto dove l’ordinata potrà allentare un po’ la sua rigida disciplina “rubando” la fantasia della disordinata e l’altra potrà sfruttare l’organizzazione della prima per imparare a essere un po’ meno estrosa.




le donne disordinate in casa, infine, di solito lo sono per mancanza di tempo. La maggior parte di loro infatti non ha la possibilità di fermarsi la mattina a rifare i letti, raccogliere i giocattoli dei bambini sparsi qua e là, radunare i vestiti mollati in ogni dove la sera prima dal marito (e spesso anche da loro stesse) e quindi credo di non sbagliare se le definisco “disordinate per forza”. Diverso è invece il discorso per quelle donne che se ne infischiano, cui il caos piace, che amano la confusione e a cui non passa neppure per l’anticamera del cervello  di mettere a posto la loro casa (di solito però si tratta di donne molto giovani)

Soluzione: nel primo caso sarebbe fantastico se il marito e i figli  imparassero  a dare una mano. Se ognuno fa qualcosa, alla fine l’ordine è facile da mantenere, se viene delegato tutto solo alla donna , ovviamente non si può oggettivamente pretendere che faccia anche i salti mortali.  Nel secondo caso, ancora una volta l’esempio può essere utile, così come la collaborazione della famiglia, ma la vedo un po’ più dura perché così come io sono ordinata per natura e mi è difficile, per non dire impossibile, vivere nel casino, così chi ama l’ammasso non potrà apprezzare  né tantomeno adottare l’ordine.


L’ordine è il piacere della ragione: ma il disordine è la delizia dell’immaginazione.   Paul Clodel, la scarpina di raso, 1929


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