lunedì 12 maggio 2014

Io e Dio

Oggi voglio  scrivere su un tema che mi sta molto a cuore: il mio rapporto con Dio.
Non  ho vissuto una vita “dissoluta”, ma sicuramente, come dice il titolo del libro del poeta cileno Pablo Neruda: “ Confesso che ho vissuto.”


Non mi sono fatta mancare niente, ho tanto amato, sono stata infedele, sono stata talvolta cattiva con chi non lo meritava, ma soprattutto, pur avendo avuto un’impronta educativa religiosa, non sono mai stata osservante né praticante.

Non voglio ovviamente usare questa pagina per una pubblica confessione perché prima di tutto a nessuno frega niente dei miei passati e presenti peccati e poi perché il mio obiettivo è spiegarvi come sono arrivata dove sono oggi: ho la massima Fede in Dio e sono una persona finalmente felice.

Tutto è iniziato un giorno quando una mia amica mi ha chiesto di accompagnarla a Messa. Non avevo alcun motivo di rifiutare e quindi sono andata con lei. 
Devo dire che mi sono annoiata a morte: l’ultima volta che ero entrata in una chiesa era stato per un funerale, quindi nessun ricordo felice e soprattutto non ho avuto nessuna “rivelazione” (non che me l’aspettassi), nessun segnale della presenza di Dio. 
Forse perché il prete ha fatto una predica monocorde e poco coinvolgente, forse perché ero distratta, fatto sta che sono uscita dalla chiesa così come sono entrata. Ho sempre creduto in Dio, ma l’ho sempre  considerato poco, chiamato in causa solo quando mi conveniva e soprattutto mai pregato e mai pensato come un possibile interlocutore. 
Era una figura astratta, che da piccina mi avevano raccontato e spiegato, ma che poi avevo completamente dimenticato ed escluso dalla mia esistenza.

Dopo quella volta però, ho iniziato ad andare a Messa, più che altro per far contenta la mia amica e perché “mi sembrava giusto” .(il motivo di questa convinzione non saprei dirlo).
Ancora una volta ho assistito a Messe noiose,  alle quali partecipavo continuando a guardare l’orologio perché non vedevo l’ora che finissero.

Poi un giorno sono andata, per caso, in una chiesa il cui parroco era un Frate francescano, Giulio, e ho ascoltato una predica vera, fatta da un uomo che sapeva e non condannava, che coinvolgeva parlando di sensazioni e di sentimenti umani, che raccontava aneddoti, episodi, storie della sua vita personale e “ci tirava dentro”. 

Quindi non il solito prete vecchio e stanco o giovane e baldo che parlavano solo per sentire il suono della loro voce, ma una persona concreta che cercava di trasmettere e di spiegare cosa vuol dire credere in Dio. E mi ha coinvolto.

Da allora la Messa è diventata , per me, un appuntamento che io definisco “vado a pranzo dal Signore” e lo faccio con estrema gioia perché ogni volta che esco da quella chiesa mi accorgo che ho qualcosa in più, che Frate Giulio mi ha tolto un altro velo dagli occhi.

Per esempio ho capito che se affido la mia vita a Dio, ne esco vincitrice. Non vengo ricoperta d’oro, non raggiungo potere e onori, ma sono protetta e questo per me è davvero molto importante, mi dà forza e mi dà coraggio. 

Frate Giulio mi ha fatto capire che posso parlare con Dio ed essere ascoltata e capita perché anche Lui è stato un essere umano e quindi comprende perfettamente le mie esigenze e i miei problemi, col vantaggio – rispetto all’umanità – che essendo Dio sa perdonare. E ditemi che è poco.

Non sono diventata una bacchettona, non sono una suora laica,  non dico il Rosario tutti i giorni, semplicemente ho lasciato che Dio entrasse di prepotenza nella mia vita e ho scoperto che questo l’ha cambiata, senza stravolgere niente, solo avvolgendomi di un  amore che non mi aveva mai abbandonata, anche quando io lo rifiutavo, credevo di poterne fare a meno, che fosse “roba da suore”.

Direi che questa è stata la consapevolezza più importante che ho conquistato: mi sono resa conto che Lui mi è sempre stato accanto anche quando mi pareva che non ci fosse. 

Se ripenso a tutti gli episodi della mia vita in cui sono stata in pericolo (ad esempio da ragazzina ero in balìa di me stessa e quindi avrei potuto cadere nella droga, quando ero giovane  ho frequentato persone molto più grandi di me  con tutti i rischi che questo comporta, ho corso veri rischi fisici nel ’68 perché  mi ero fissata con la politica, ho condotto una vita assolutamente sregolata senza pensare alle conseguenze che avrebbe potuto avere sul mio fisico, sul lavoro ho avuto momenti di vera gravità  e molto molto altro) non posso che rendermi conto che non mi è mai successo niente di grave, che mi sono salvata da tutto, che sono sempre uscita vittoriosa da ogni battaglia e che da sola non avrei mai e poi mai potuto affrontare tutto senza conseguenze , quindi se ce l’ho fatta è perché Lui  mi ha sempre guidato, senza farsi sentire, senza essere invadente,  ma in modo attento e protettivo. 

Che grande , bella, tranquillizzante scoperta!!!  La più bella cosa che potevo capire.

Evidentemente il fatto di incontrare Frate Giulio era la "porta" per darmi la possibilità di soffermarmi a  pensare che se oggi vedo, penso, parlo, cammino, sono intelligente, respiro, dormo, sento, sono in salute, lo devo solo ed esclusivamente a Lui e che  nonostante il mio caratteraccio, le mie bizze, le mie insofferenze, mi ama come nessuno mai mi ha amato, neppure i miei genitori. 

E questo sentirmi amata e protetta mi dà la forza di sopportare ancora le sofferenze che comunque la vita riserva sempre a tutti e quindi anche a me, con la sicurezza che non sono sola.


Grazie Dio (e grazie Frate Giulio).




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