mercoledì 4 giugno 2014

Esistono ancora le donne in carriera?

Negli anni '80 le cosiddette “donne in carriera” erano totalmente e completamente dedicate al lavoro e alla scalata al vertice di qualche più o meno importante società.
Erano, eravamo, donne toste, agguerrite, capaci di calpestare amici e colleghi pur di raggiungere il sognato obiettivo della dirigenza.
Mi ricordo ancora che  potersi fregiare del titolo “dirigente” era appannaggio di poche donne e quelle poche si dannavano l’anima per dimostrare di essere all’altezza di quanto ci si aspettava da loro. 

Più che donne erano, eravamo, delle specie di amazzoni: abbigliamento d’ordine (  tailleur gessato, giacca con le spalle quadrate  - possibilmente di Armani – camicetta bianca, piccoli orecchini, occhiali – anche se la vista era ottima – scarpe con tacco alto), capelli raccolti,  l’immancabile valigetta portadocumenti, passo svelto e deciso e un’aria concentratissima, molto  poco incline alle distrazioni. 

 Salivano, salivamo, sugli aerei e sui treni come se fossero gli ascensori di casa nostra, cambiavano, cambiavamo fuso orario senza risentire del jet lag o comunque riuscendo a fronteggiarlo perfettamente, non c’era spazio per le relazioni sentimentali, a meno che non nascessero con altrettanti uomini in carriera in modo da potersi vedere il minimo indispensabile senza che nessuno si lamentasse, essendo entrambi nella stessa situazione. Di figli neppure a parlarne, ovviamente.


Brave, efficientissime, instancabili, motivate, carismatiche, ma……profondamente sole! 

Eh sì, perché la carriera per una donna, è sempre stata soggetta al pagamento di un prezzo altissimo: l’emarginazione da parte dei colleghi e delle colleghe invidiose, da parte delle amiche trascurate e da parte degli uomini ai quali, con i loro discorsi sempre imperniati sul lavoro,  facevano sorgere incredibili complessi di inferiorità, o, peggio, una noia profonda.

E non sono così sicura che il potere e il denaro guadagnati abbiano potuto sostituire il calore di una famiglia o comunque di avere accanto a sé per tutta la vita un compagno.

Mi pare, anche se oggi  sono fuori dai giochi, che adesso le cose siano un po’ cambiate, iniziando dall’abbigliamento, dove vedo che le top manager non usano più i tailleur – meno che mai i gessati – e sono molto più informali, continuando con l’atteggiamento, meno spocchioso e anche meno inutilmente aggressivo, per finire con la posizione professionale, che vede moltissime donne in posti delicati, una volta prerogativa degli uomini, presenti persino nella politica, in numero  abbastanza consistente.

Non credo che questo significhi aver rinunciato alla carriera, anzi, sono convinta che tutto quello che era lo stereotipo della donna manager sia ormai definitivamente superato e vedo che le donne hanno capito e imparato che si può anche fare l’Amministratore Delegato, senza per questo rinunciare alla gioia di avere un figlio o di occuparsi di un marito.

Anche in questo caso la donna, in quanto appartenente al sesso femminile ,  farà dei sacrifici per riuscire a conciliare la sua vita privata con quella professionale, ma almeno, rispetto agli anni '80, non sarà praticamente obbligata a scegliere l’una o l’altra. Certo ci vuole organizzazione e capacità di non entrare in panico, perché le due situazioni richiedono entrambe molto tempo e molto coinvolgimento, ma le donne non vengono definite multitasking a caso, giusto?

Quindi, diciamocelo chiaramente, se non vengono più definite “donne in carriera” non spiace a nessuno perché tanto le etichette hanno scarso valore e quel che conta è il cosa fanno  davvero , non il cartellino che gli altri appioppano loro.

La mia ambizione più grande è stata quella di avere una carriera senza diventare una donna in carriera.

-- Audrey Hepburn -    frase postata da:  Amy Pond  (in Frasi & Aforismi)

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