mercoledì 2 luglio 2014

Riprenditi il tuo tempo....

Non ci avevo mai fatto caso fino a pochi mesi fa, quando mi sono accorta che stavo buttando via la seconda parte della mia vita, stancandomi a morte e non riuscendo più ad apprezzare quello che ho..

Non è così ovvio come  potrebbe apparire perché , ad esempio la mia vita è sempre stata costellata di persone – parenti, amici , conoscenti, colleghi – che andavano e venivano da casa mia cenando, pranzando o semplicemente prendendo un caffè e scambiando quattro parole per lavoro o per semplice compagnia. Poi ho avuto la fortuna (??) di traslocare molto molto spesso e quindi di dovermi occupare di facchini, addetti alle pulizie, trasportatori, tutta gente, ancora una volta , che mi girava intorno e faceva rumore.

E ancora, le mie amiche più care hanno avuto tutte dei figli e io, che non ne ho, sono diventata la zia di tutti con conseguenti attività di “babysitteraggio” continue.

Anche su lavoro sono sempre stata considerata “un panzer”, una che non si ferma mai, che passa ore il aereo tra un continente e l’altro senza nemmeno risentire del fuso orario, che ne inventa sempre una nuova, che è l’emblema dell’organizzazione.
Tutto questo non mi ha mai creato problemi, ho sempre preso tutto con grande vigore e positività traendone molta soddisfazione.

Poi, quasi di colpo, ho scoperto invece  di essere stanca della gente, del rumore, di avere gli occhi che bruciano per lo smog, dei ristoranti dove paghi tanto e mangi male, delle file in auto, della corsa disperata contro il tempo per riuscire a fare tutto, a controllare tutto, a organizzare tutto.
E  sapete come l’ho scoperto? Banale, la classica goccia che fa traboccare il vaso: ho in casa degli operai che devono mettere a posto il pavimento di una stanza e di conseguenza è più che ovvio che facciano un bel po’ di rumore. Beh, ho una gran voglia di sbatterli fuori di casa dopo 5 minuti che sono arrivati. Il rumore, unito al loro andirivieni continuo mi stanca e me ne accorgo quando vanno via. Nel silenzio finalmente conquistato mi rendo conto che la loro presenza mi ha affaticato.

E non è solo questo. Per esempio mi accorgo di non divertirmi più come  prima quando vado alle feste: dopo un po’ la gente e la musica mi danno fastidio e anelo al silenzio. Oppure mi stanco quando vado a fare shopping, nel senso che se prima giravo a piedi tutta la città e guardavo tutti i negozi, adesso vado solo “mirata” e al massimo sto in giro un paio d’ore. Anche sul lavoro non ho più l’energia che mi faceva saltellare da un aereo all’altro e da un treno all’altro in giornata senza risentirne minimamente. Adesso quando devo andare da Milano a Roma e tornare la sera mi sembra di aver fatto la maratona di NY!

Eppure non sono vecchia, ma evidentemente il passaggio dei sessanta ha segnato la mia vita in modo più pesante di quanto immaginassi. Quindi la scelta di ritirarmi in campagna, nel silenzio, nel verde e nella quiete (appena saranno finiti i lavori!!!) credo sia stata felice. Non evito di tornare in città ogni tanto e di tuffarmi di nuovo nella vita mondana, non evito di lavorare, non evito di girare per negozi , ma lo faccio sapendo che poi torno nella mia casetta immersa nel verde e questo mi dà grande gioia e mi fa passare la stanchezza.

Ogni tanto mi sento chiedere “ma non ti annoi? Non ti manca la frenesia , la vivacità della città e del lavoro?” La risposta è no. A parte che continuo a lavorare, avere dei ritmi meno massacranti, affacciarsi la mattina e vedere un albero e un prato, non sentire sirene, clacson,  moto,  è un vero balsamo per il corpo e per l’anima.

Credo che si debba ascoltare il proprio corpo per prendere le decisioni giuste per la nostra esistenza. Io l’ho ascoltato e non me ne pento affatto. Sapevo, sentivo che mi stavo ammalando di stress e non volevo accadesse e ringrazio Dio per avermelo fatto capire.

Conduco comunque una vita piena, ma diversa da prima: più lenta, più tranquilla, più serena.

Pensateci bene anche voi: siete sicure che valga davvero la pena sfinirsi per essere considerate di successo, per essere ammirate, per arrivare a mete altissime in qualsiasi campo? Ormai, passati i secondi “anta” possiamo anche riposarci,  no?

C’è un sentiero che si forma a mano a mano che il terreno è sgombrato dall’importanza che davamo alle cose (Carlo Gragnani)



Nessun commento:

Posta un commento