giovedì 18 settembre 2014

Come sopravvivere alle ferite del cuore

Oggi, navigando su FB ho trovato una citazione di Voltaire "la più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore" e un commento" la più grande decisione che prendi ogni giorno è quella di sopravvivere". 

Io credo che entrambe siano giuste, perché entrambe sono difficili. Leggiamo continuamente di persone che stentano ad affrontare la vita di tutti i giorni, per motivi reali di necessità impellenti cui non possono far fronte (mangiare, dormire, curarsi, sfamare i figli, lavorare…) e che decidono di “passare il confine”, talvolta portandosi drammaticamente anche i figli. 
Per fortuna l’istinto di sopravvivenza è insito in ogni essere umano  , ma  molte volte  - vedi ad esempio nei campi di sterminio nazisti – è talmente forte da farci riuscire a superare qualunque cosa, qualsiasi ostacolo, e per molti succede soprattutto se non sono soli.
E qui mi allaccio a quanto volevo davvero scrivere e cioè alle ferite del cuore. A come reagire  quando una persona a noi cara ci lascia soli. Non importa che sia un marito o un fidanzato, un genitore, un amica o un fratello, (  il dolore dell’abbandono può travolgerci anche se non si tratta di faccende sentimentali) non importa se se ne è andato per sempre o se ci ha solo abbandonate per altri interessi, quello che importa è che siamo rimaste sole con la nostra lacerante ferita nel cuore e non sappiamo come fare per rimarginarla.
Dato che anch’io mi sono trovata in questa situazione, penso che possa essere utile darvi qualche suggerimento, perché per me ha funzionato e magari va bene anche per voi.
Prima di tutto: vietato lasciarsi andare fisicamente. Non truccarsi più, non tingersi più i capelli, ingrassare o dimagrire. Quando ci guardiamo allo specchio, se vediamo un viso smunto e spento, un corpo che non riconosciamo più,, il risultato sarà solo un acuirsi della nostra tristezza. Lo so che è difficile, ma un velo di fondotinta, un po’ di rossetto e dei capelli in ordine riescono miracolosamente a tirarci un po’ su di morale.
Seconda cosa: vietato pensare ossessivamente alle cose belle che abbiamo fatto insieme a quella persona. Sicuramente ci saranno state anche cose meno piacevoli quindi bisogna pensare a quelle, per lo meno nei primi 6 mesi, altrimenti diventa un’autotortura.
Terzo: evitare accuratamente tutti i posti che frequentavamo insieme e le persone che abbiamo conosciuto insieme. Riprendere vecchi ricordi e amicizie fa solo più male e non ci aiuta affatto a riemergere.
Quarto: buttare via tutto quello che ci ricorda la persona amata. Tenere abiti, ricordi o altro è solo un modo per farci ancora più del male. Anche le foto, se non le vogliamo buttare, vanno relegate in fondo a un cassetto, fuori  portata.
Quinto: rifacciamoci una vita, cerchiamo nuove compagnie, nuovi interessi, nuovi posti. . La parola d’ordine deve essere “distrazione”. Se avete  un lavoro, tanto meglio: buttatevi a capofitto, se non ce l’avete trovate qualcosa che vi riempia tutta la giornata, fosse anche solo andare in palestra a sfinirvi o il volontariato (che è anche una cosa utile e dà le sue belle soddisfazioni)
Sesto: la sera è uno dei momenti più difficili: la nostalgia si fa molto acuta e il senso di abbandono ci morde lo stomaco. E allora i rimedi sono due: o durante il giorno vi sfinite talmente tanto da cadere sul letto in catalessi appena rientrate a casa, oppure uscite, con chiunque, amici, parenti, conoscenti, colleghi. Lo so che non ve ne frega niente di andare fuori , ma è un modo per non pensare e per costringere voi stesse a vestirvi , truccarvi ecc ….
Settimo: convincetevi che ce la potete fare. Se non ci riuscite da sole, chiedete aiuto, ma è davvero importante che il vostro pensiero sia positivo, che attingiate a tutte le vostre risorse interne e alle vostre forze per capire che la vita continua. Oggi vi pare impossibile, ma fra un anno vedrete le cose in modo diverso, ve lo posso giurare.

Ottavo e più difficile di tutti: lasciare che il dolore vi sommerga, non contrastarlo perché sarebbe peggio. Abbiamo voglia di piangere? Facciamolo! Vogliamo parlare di lui/lei fino allo sfinimento? Troviamo una persona disposta ad ascoltarci e buttiamo fuori tutto. L’importante è abbandonarsi al dolore con consapevolezza, senza massacrarcs l’anima, ma lasciandolo scorrere.  Poi passa. 

Il tempo, anche se il più delle vote nessuno ci crede, è un gran dottore e cura qualsiasi ferita. Basta saper aspettare.

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