giovedì 16 ottobre 2014

Come si fa a far durare un matrimonio (o una convivenza)

Sono certa che qualsiasi donna , quando si sposa, o quando decide di convivere con un uomo,  sia armata delle più buone intenzioni per  far sì che la sua vita a due  sia per sempre, ma sono anche certa – a causa di quanto spesso le donne che conosco si lamentano di una separazione o di  un divorzio – che tenere in piedi la coppia sia una cosa abbastanza complicata e niente affatto facile,  anche se non impossibile.

Per questo motivo pubblico qualche consiglio che spero utile per mantenere salda nel tempo l’unione di due persone, ma prima di elencarli vi invito a riflettere su un punto cruciale: dovete avere la vera,  seria e concreta intenzione di farlo durare, perché nella coppia, è , per il 99% dei casi,  solo  la donna l’artefice della buona riuscita di un legame . 
Se non vi armate di santa pazienza, se tutte le volte che lui apre bocca vi viene voglia di dargli una padellata in faccia, se non vedete l’ora che esca di casa per sentirvi a vostro agio, soprattutto se non avete più stima e rispetto per lui… allora non c’è soluzione che tenga. Lasciatevi che è meglio per entrambi.

Se invece sapete - e volete -  ancora avere “margine di manovra” allora potete provare a seguire  questi suggerimenti:

essere complici. Cosa voglio dire? Che è indispensabile, visto che uomini e donne hanno teste  e comportamenti diversi, mettersi nella condizione di condividere con il proprio compagno qualsiasi problema. Ciò significa  evitare di giudicarlo se secondo voi  per esempio sul lavoro ha agito in modo diverso da come avrebbe dovuto fare,  oppure se  non si mette abbastanza in luce , o ancora se non guadagna abbastanza. Fare le arpie, fare quelle che “te l’avevo detto” oppure “ma sei proprio incapace di…..?” porta a un solo risultato : quello di farci apparire come delle gran rompiballe e  far sì che nostro marito si chiuda in sé stesso o, peggio!!!, che cerchi altrove la comprensione che non ha in casa. (e credete a me ci sono un sacco di  donne single disposte a comprendere tutto, sempre e benissimo, salvo poi trasformarsi in mogli e ricalcare le vostre orme, ma questo è un altro discorso).  Ok:  adesso vi domanderete “ma come faccio ad essere complice?” Non è così difficile.

  • mettetevi sempre nei panni del vostro compagno cercando di capire che cosa lo ha spinto ad agire in un certo modo;
  • guardate prima la trave nei vostri occhi e poi la pagliuzza nei suoi;
  • ripensate a tutto ciò che di positivo avete trovato in lui quando vi siete innamorate ( oggi probabilmente molte sue caratteristiche  che allora vi apparivano fantastiche sono un po’ più offuscate, ma anche voi siete cambiate negli anni…) e prendetene atto;
  • non giudicate a priori, chiedete spiegazioni: probabilmente vi darà delle risposte sul suo comportamento che non avevate preso in considerazione;
  • date spiegazioni, perché anche voi potreste aver preso decisioni che lui non approvava;
  • imparate a fare piccoli gesti che appartengono solo a voi due e che solo voi due sapete riconoscere. Sia ben chiaro: non voglio dire che dovete chiamarlo “piccioncino” o “topo” (usatissimo!!!!) quando siete in pubblico per dimostrare che siete uniti, né tanto meno abbarbicarvi addosso a lui appena si presenta l’occasione e neppure non mollargli mai la mano. Sto solo invitandovi a creare o ricreare qualcosa di solo vostro, che capite solo voi, che è un segnale privato. Lui non vi segue? E’ normale. Cercate di capire se gli dà fastidio oppure se non lo capisce proprio (gli uomini in queste cose non sono proprio sveglissimi) e cambiate segnale e/o insistete con molta discrezione e in modo continuo. Dovete farla diventare un’abitudine, qualcosa di consolidato che , alla fine, sarà un dialogo muto tra voi due . Sono tutti espedienti banali, lo so, ma in questo modo, senza che lui se ne accorga, avrete creato un filo invisibile di complicità, molto utile alla stabilità di una coppia.


Sopportare. Non sto invitandovi al martirio né alla sottomissione, sto solo suggerendovi di tirare fuori  una qualità che tutte le donne – anche quelle più nervose e intolleranti – hanno insite in loro:  l’essere capaci di sopportare anche l’insopportabile se ne vale la pena. Mi risponderete che lui non è un bambino, e che motivo c’è di tollerare le sue lagne, i suoi musi, i suoi ritardi, il suo attaccamento morboso al lavoro o al pc o allo sport….e a mia volta vi rispondo: se volete che il matrimonio/convivenza  duri, non potete fare altrimenti. Gli uomini non cambiano, non si adattano e non migliorano con gli anni (come noi del resto), quindi se volete  continuare ad essere la loro compagna per la vita, rassegnatevi a tollerare le loro manie, i loro difetti e le loro paturnie. In fondo, a meno che non si tratti di Jack lo Squartatore, se vi sete innamorate di lui qualche pregio l’avrà pure no? Purtroppo non sempre un’unione è un percorso liscio e pieno di cose positive, ma altrettanto spesso è possibile  ritrovare comunque la magìa del primi tempi, basta un po’ di buona volontà e di spirito di adattamento.


Accettare i compromessi. Il matrimonio/convivenza  è fatto di patteggiamenti (non in senso penale…)  continui. Io accetto che tu faccia questo o ti comporti in questo modo e tu accetti che io faccia quest’altro e mi comporti in altro modo…
Purtroppo ancora una volta, tocca praticamente sempre alla donna accettare il compromesso, perché l’uomo di solito si autodefinisce “tutto d’un pezzo” e per lui questo significa che quando ha ragione o quando si sente dalla parte della ragione, niente e nessuno potrà mai fargli cambiare idea. Ergo, accettate e vivrete più tranquille, tanto il  combattere sarebbe una battaglia persa in partenza. Lo so che non è facile   adattarsi continuamente e in tutto ad  un’altra persona perché , appunto, è una persona diversa da noi , ma se prendiamo atto che lo sia, dobbiamo trovare posto,  nella nostra esistenza, anche per le esigenze, le abitudini, le fissazioni dell’altro. Provate a rileggere la massima che ho già scritto in un altro post e  che dice “solo quando saprò accettarti come sei e non come vorrei che tu fossi potrò dire che ti amo” e se non è un compromesso questo……

Litigare.  Ogni coppia litiga, chi più e chi meno, ma lo fanno tutte. Se non si discute e non si litiga vuol dire che fra la coppia  o c’è totale indifferenza oppure c’è un padrone/a e uno schiavo/a ed entrambe le situazioni non sono accettabili e quindi bisogna imparare a  litigare, il che significa:  

  • non offendere l’altro con parole cattive (ferisce più la lingua che la spada…);
  • non buttargli addosso tutti gli oggetti che ci capitano sottomano;
  • non prenderlo a pugni (anche se talvolta potrebbe venirvi la voglia) ;
  • non impedirgli di dire la sua (il contraddittorio deve esserci altrimenti è solo aggressione);
  • non urlare come dei coyote. Anche se  state litigando ferocemente, urlare non serve a nient’altro che ad aumentare la tensione;
  • non insultare con epiteti  e nemmeno con frasi tipo “non capisci niente”, voi vi sfoghereste, ma l’altro potrebbe sentirsi disprezzato e reagire pesantemente  facendo  così  diventare  la lite un litigio distruttivo;
  • non rinvangare cose del passato. E’ inutile dire “ un mese fa hai detto che…” Il passato è finito e come tale va lasciato nel dimenticatoio.

  
Sorpresa.  Proprio perché il vostro matrimonio/convivenza  probabilmente dura già da un po’ di anni, il vostro partner  si sarà abituato alla routine e allora voi , ogni tanto, sorprendetelo con qualcosa di diverso: una cena in casa a lume di candela, un regalo senza motivo, un vestito elegante per quando rientra a casa (messo solo per lui). E’ possibile e probabile che magari non si accorgerà  neppure delle candele o del vestito e che il regalo lo scarterà con poco entusiasmo, ma sta a voi trovare il momento giusto perché questo non succeda. Certo che se ha avuto una giornata di lavoro massacrante o torna da un viaggio dall’altra parte del mondo non potete pretendere che si accorga e apprezzi  la sorpresa. Ogni cosa va studiata e realizzata seguendo una precisa strategia  di modalità e tempi , per ottenere successo.

Spazi. Se non si ha la fortuna di avere una casa grande, la condivisione pacifica  dello spazio è una delle cose più ardue, perché l’uno sarà sempre tra i piedi dell’altra e viceversa, perché ci sarà poca possibilità di isolamento, perché bisognerà spartirsi ogni angolo della casa. L’unica soluzione pacifica (evitando quindi le barricate) è quella di darsi delle regole: per esempio “in bagno ci vado prima io la mattina e prima tu la sera”  - qui mi pare opportuno citare una frase di Catherine Zeta Jones: “Perché un matrimonio abbia successo ogni donna e ogni uomo dovrebbe avere un proprio bagno “ - oppure “se tu vuoi guardare la tv in salotto, io vado a vedere un film su internet” e così via. Intestardirsi con l’occupare tutte le zone della casa come se si vivesse da soli è controproducente, mentre stabilire metodi precisi può aiutare  ad evitare conflitti che a lungo andare potrebbero sfociare in vere e proprie discussioni e dispetti.


L’ho  scritto  in apertura di articolo che è faticoso tenere in piedi una coppia, e se qualche volta vi sentite demotivate potrebbe aiutarvi il pensare che gli uomini  sono tutti un po’ bambini  e invecchiando non migliorano sotto questo aspetto, anzi, e vogliono attenzione e dedizione assoluta. Se queste mancano  perché sono passati tanti anni, oppure ci sono i figli che ne richiedono di più, oppure non ve la sentite di essere l’unica a tenere in piedi la baracca  beh, sappiate  spesso vanno fuori a cercare quello che manca in casa  e questo non lo volete vero?

Alcuni matrimoni finiscono bene, altri durano tutta la vita . Tratto da “Aforismi sul matrimonio”.


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