mercoledì 31 dicembre 2014

Quando credi di conoscere una persona e scopri invece che non è come pensavi...

Non so a voi, ma a me è capitato tante volte di credere di aver a che fare con una persona (soprattutto donne) che ritenevo essere leale, sincera, onesta e poi, dopo anni di amicizia scoprire che non lo  è mai stata.

E’ una brutta botta. Perché quando succede ti senti presa in giro, stupida e credulona . Però io non mi sono mai pentita di aver dato la mia amicizia, perché l’ho sempre fatto in buona fede e semmai il problema è di chi mi ha mostrato un’altra faccia, non mio! Siete d’accordo?

Io sono anche convinta che certe volte sbagliamo noi perché diamo fiducia a qualcuno senza averci meditato prima un po’ su, perché magari, ci è simpatico/a “di pelle”, perché è divertente, perché ci coinvolge e quindi non stiamo tanto a pensarci troppo e lo cataloghiamo subito come amico/a. Magari per anni la frequentiamo quotidianamente o quasi e ci sembra sempre tutto normale, ma poi un giorno, senza palese preavviso, ecco che succede qualcosa che ce la fa vedere sotto una luce diversa,  si rivela subdola o cattiva o arrogante . E a noi cadono le braccia.

Perché in quel momento, e solo in quel momento,  se ripensiamo  a tutti gli anni passati insieme e alle cose accadute, come per magia ecco che notiamo che lui o lei ha sempre dato dei segnali rivelatori del suo vero essere, ma noi non li abbiamo voluti vedere.

Ad esempio: 

  • spesso ci hanno criticate scherzando, ma con una punta di cattiveria che al momento non abbiamo colto;
  • altrettanto frequentemente hanno magari parlato ad altri, alle nostre spalle – sempre solo accennandolo ovviamente – di qualche nostro difetto
  • hanno deriso – in modo sottile – i nostri sforzi o i nostri risultati
  • sono state spesso sarcastiche verso le altre persone, dando giudizi talvolta inappropriati
  • la loro caratteristica è quella di essere persone che amano essere ascoltate,  essere al centro dell’attenzione, avere un pubblico ( e noi le abbiamo sempre seguite, adulate, fatte sentire importanti), ma non si sono mai fatte  problema alcuno se per ottenere tutto ciò hanno dovuto scendere a compromessi nei nostri confronti.
  • Si sono sempre autodefinite “vincenti” e hanno sempre preso quello che volevano senza curarsi delle conseguenze (esempio banale, ma tipico: a voi piaceva un abito visto in una vetrina mentre eravate con un'amica , ma non potevate permettervelo e dopo qualche giorno avete scoperto che lei se lo è comprato e lo indossa davanti a voi. Niente di male all’apparenza, ma non ci vedete una sottile cattiveria ?)
  • hanno  spesso dimostrato di sentirsi esseri superiori , migliori , più intelligenti, più ricchi, più colti, solo che voi ne ve ne rendevate conto (non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere)  perché questi atteggiamenti pensavate che li usassero solo nei rapporti  con gli altri e non  con voi.



Detto tutto ciò, adesso che avete capito con che tipo di persona avete avuto e avete tutt’ora a che fare, come dovete comportarvi?

I miei suggerimenti sono solo quattro:

  • non perdere la vostra autostima. Avete sbagliato a giudicare? Pazienza capita a tutti e  non per questo dovete sentirvi poco intelligenti. Per una persona come quella che ho descritto non vale la pena prendersela con sé stesse

  • ridete della vostra ingenuità e ridete anche di lei /lui  quando  vi incontrerete. Se vi chiederà il motivo, dite solo “ho capito chi sei veramente e la cosa mi diverte un mondo”, senza ulteriori spiegazioni: sarà spiazzante

  • dite chiaramente  che l’avete “sgamata” e che il suo comportamento vi ha molto offeso.  Perderete un’amica/o , ovvio, ma tanto che razza di amica/o era?????

  • Tagliate i ponti con lei/lui e ricordatevi di essere sempre molto guardinghe prima di proclamare ai quattro venti che una persona  vi è amica.




Nessuno comprende l’altro. Siamo, come ha detto il poeta, isole nel mare della vita; tra noi si inserisce il mare che ci limita e separa. Per quanto una persona si sforzi di sapere chi sia l’altra persona, non riuscirà a sapere niente se non quello che la parola dice – ombra informe sul suolo della sua possibilità di intendere.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, 1982 (postumo)


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