mercoledì 21 gennaio 2015

Smettila di lamentarti!

Mamma mia, ultimamente non sento altro che donne che si lamentano. Della mancanza di soldi, del marito, dei figli, dell’Italia, del Governo, del cane, delle amiche, dell’amante, del cibo, del vino……eh ma basta!!

 Signore mie, lo so che la vita non è facile, però lamentarsi in continuazione non serve a niente, anzi ci fa solo sentire maggiormente il peso della nostra situazione e non solo, ci fa anche diventare rapidamente antipatiche.

Sinceramente non riesco più a sopportare tutte quelle persone (soprattutto donne) che non fanno che dire “sono stressata”, “sono stanca” “non ne posso più” “ ma come si fa a vivere così”  ecc ecc
Ma possibile che non ci sia niente, ma proprio niente che vada bene nella loro esistenza? E dai! Qualcosa ci sarà no? Non voglio essere positiva a tutti i costi, ma sono convinta che la negatività porti solo ad avere altra negatività.

Quindi proviamo a vedere insieme come si può evitare di lamentarsi sempre di tutto e di tutti.

  • Facciamo un elenco di tutte le cose che abbiamo e che ci sono state regalate : qui si può spaziare dalla salute ai 5 sensi, dall’intelligenza alla bellezza, dal fascino all’amore di un figlio e così via. Non è che ce lo siamo conquistato, a volte sì a volte no, a volte (spesso) ce lo siamo ritrovate , ma lo diamo per scontato e questo non va bene. Perché niente è dovuto e niente è scontato. Impariamo a capirlo.

  • Accettiamo l’inevitabile. Il Governo non agisce come noi vorremmo? Purtroppo non siamo nella posizione di poter fare qualcosa se non affidarci al buonsenso di chi ha le possibilità e le risorse per intervenire. Dire la propria va bene, protestare va bene, ma rompere continuamente  l'anima a tutti con proclami, no.

  • Ridimensioniamo le nostre aspettative. Tutti vorremmo un posto fisso, un buon guadagno, delle città sicure, un amore eterno, ma non è proprio così facile. Ad esempio se  comunque troviamo un lavoro (anche se a tempo determinato) cominciamo ad apprezzare quello che in quel momento ci propongono, se lo stipendio non è quanto ci aspettavamo, ragioniamo che è sempre meglio che lo zero assoluto, se la sera non è prudente uscire, troviamo qualche metodo per farci accompagnare, se siamo state lasciate facciamocene una ragione senza fare le lagne  ecc  ecc.

  • Non aspettiamoci gratitudine o spontanea collaborazione dagli altri. Salvo casi rarissimi, vale il detto “fai del bene e dimenticatelo” perché la gente ha disimparato a ricordarsi di quello che viene fatto per lei e molto molto raramente si offrirà di aiutarci se non viene espressamente e chiaramente richiesto (e spesso neppure in quel caso) 

  • Ricordiamoci che ormai viviamo in un mondo dove imperano l’egoismo, la smania di potere e l’avidità, tutte cose che minano la nostra serenità nei rapporti con gli altri, quindi prima di concedere amicizia incondizionata pensiamoci bene, non ci pentiremo e non ci lamenteremo dopo 

  • Aspettiamoci sempre che una persona che credevamo fosse in un modo si riveli esattamente l’opposto, in questo modo non avremo sorprese sgradite quando e se  lo farà. Questo non vuol dire essere malfidenti o prevenute, ma solo prudenti.

  • Prendiamo coscienza che esistono moltissime persone – dei più svariati ceti sociali – che si credono Dio in terra, che pensano di essere i depositari della Verità assoluta, che sono convinte di essere perfette. Dato che probabilmente noi siamo di parere totalmente opposto a questa loro convinzione, invece di lamentarci della loro arroganza teniamo un po’ di più le distanze, così non avremo motivi per restarci male (e brontolare).

  • Applichiamo la sesta opera di misericordia e cioè: “Sopportiamo pazientemente le persone moleste”. Sopportare non significa frequentarle assiduamente, significa solo non aggredirle, non deriderle, avere compassione e tolleranza. Tanto anche se ci lamentiamo di loro…non cambieranno per questo! Questo consiglio vale soprattutto per chi abita nei condomini, dove le persone moleste abbondano……….

  • Facciamoci i fatti nostri. Con questo non voglio dire che dobbiamo diventare asociali, ma più semplicemente che dovremmo essere un po’ più riservate sulle nostre opinioni, abitudini, consuetudini, particolari di vita privata. In questo modo non presteremo il fianco a possibili critiche che potrebbero non solo ferirci, ma anche romperci l’anima (e farci sbuffare).

  • Infine pensiamo a quei poveri cristi che ci stanno vicino (marito, compagno , figli, amici, colleghi) che probabilmente non ne possono più delle nostre continue lamentele. Anche loro hanno diritto di frequentare una persona positiva che non li “tarma” continuamente con le sue insofferenze.



L'uomo trascorre la propria vita ragionando sul passato, lamentandosi del presente, tremando per il futuro.
Massime, pensieri e paradossi Antoine Rivarol, , 1852(postumo)


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